PRESENZE PERIFERICHE
Volevamo trovare un modo per fare quello che abbiamo sempre pensato fosse giusto fare: creare relazioni attraverso il teatro. A questo compito sarà destinato il nostro spazio, quando sarà ultimato. Per ora andiamo noi, accompagnati da spettacoli pensati per luoghi non teatrali e legati dal filo poetico del racconto, a tessere trame di contatti e di incontro. Abbiamo scelto tre "centri" importanti della città, spazi di frequentazioni diverse e complementari. Presenze vive nella periferia di questa città così piccola dove tutto, anche ciò che è fuori le mura, può e spesso riesce a diventare il "centro". |
A VEGLIA COL
FULESTA
di e con
Sergio Diotti

In questo recital Sergio Diotti realizza una sintesi del lavoro di ricerca e di palcoscenico intrapreso per ridare vita alla figura del "Fulesta", il narratore di storie tipico della cultura popolare emiliano-romagnola. Nel tempo di una veglia, con i soli mezzi tipici del raccontare - corpo, voce, oggetti -, conduce lo spettatore in un mondo che sembra lontano, ma è soltanto dietro l'angolo: un mondo che si è fermato a diversi decenni fa, all'epoca della cultura contadina, della trasmissione orale di favole e memorie di vita. Un mondo "povero" materialmente, ma ricco di storie, di voglia di comunicarle, di socialità. Cos'ha da regalarci, da proporci, da insegnarci questo strambo "fulesta"? Cosa ricorderemo di lui dopo il suo commiato? Dell'arte della narrazione rimane la sua funzione sociale: nell'atto stesso di raccontare e di stare ad ascoltare si ha cura delle persone, delle storie, del tempo passato. Ma anche del tempo a venire, attraverso il libero e gioioso esercizio del fantastico. Tra una storia e l'altra, tratte da un repetorio ormai ampio - dalla "Favola del topino" al "Catalogo di esseri straordinari", dall'antica "Favola dell'uccello Granflone" alla "Favola di Zizarcì l'omino piccino"-, anzi, nel modo stesso così aperto di porgere e interpretare le storie, sarà possibile intravedere alcune delle tecniche di narrazione tradizionali utilizzate da Sergio Diotti. Così questo spettacolo diventa a tratti anche una dimostrazione, un'affascinante viaggio alla riscoperta di un'arte, quella del raccontare, che affonda le sue radici nell'antichità classica, ma che torna, anzi, continua ad affascinarci.
Sergio Diotti
Burattinaio,
regista, autore di Teatro di Figura dal 1974, Sergio Diotti nel corso della
sua carriera ha lavorato sia come solista sia collaborando con alcune fra le
più note compagnie italiane. Dal 1992 la sua ricerca è incentrata su un progetto
teatrale che riunisce la narrazione, le figure e gli oggetti, la musica e ha
riportato alla luce la figura del "fulesta", il narratore di storie popolari
che si spostava di casa in casa per animare i "trebb", gli incontri notturni
che si tenevano nelle stalle in inverno e sulle aie durante "la bella stagione".
Una vera e propria "saga" in cui sono confluiti spettacoli come Il tempo delle
Fiabe, Racconti attorno al fuoco, La favola dei giorni più buoni. In A veglia
col Fulesta Diotti ripropone una scelta delle più belle fiabe e leggende di
Romagna: un universo in parte oscuro, terragno, capace però di diventare anche
lirico e comico, assurdo fino al delirio.
storie da cantastorie
Non si può dire che questo sia uno spettacolo, anche se ha a che fare col canto, con la musica, col teatro. C'era una storia di guerra, che lui amava raccontare a pochi, sempre in modo diverso, secondo l'umore, l'estro, la fiducia…avrebbe voluto farne uno stampato. Pensando a questa storia sono affiorati ricordi, emozioni intorno a una persona, a un rapporto, a tanto tempo passato assieme… Attorno a una storia ne è cresciuta un'altra e da questa altre due, tre, fino a perderne il conto e queste storie avevano bisogno di una chitarra, una fisarmonica, una tromba, due voci. Così è nato Ime Noghe Nema Dobro, per ricordare, per pensare, per continuare a raccontare… … C'era una volta
una festa,
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KALATRASI
Per cuntare ci vuole un cervello
Liberamente
ispirato alla realtà e ai cunti del paese di Camporeale
di e con
Alberto Nicolino

Un giovane attore parte da Milano e incontra i vecchi di un piccolo paese dell'entroterra siciliano, dalle loro voci registra alcune antiche fiabe. Il punto di partenza sono fatti realmente vissuti, che però si trasformano presto in tensione e visione epica: giganti di pietra, vecchi che vivono sopra gli alberi, la lotta contro i diavoli, storie di galli che scappano, il mare alle porte del paese….Il mondo della fiaba e quello della realtà sono separati, poi si contaminano fino a confondersi e di nuovo dividersi in un unico viaggio il cui filo conduttore è l'assenza e la ricerca dell'acqua. Sullo sfondo la Sicilia di oggi. Si narra di re, principi e battaglie ma lo spettacolo vuole raccontare soprattutto la vitalità, l'umanità e la sofferenza di un popolo attraverso l'incontro con alcuni personaggi reali (Lo zù Nino, la Zà Vitina, Totò Cavulicchiune) che ci introducono nel mondo del cunto. E' il tentativo di fare incontrare tradizione orale e sperimentazione teatrale, nella convinzione che la prima non si "recupera", né la seconda si "inventa" ma che entrambe esistono e si trasformano nel rapporto vivo con persone vive; per raccontarsi qui e ora. Ritmo. Musicalità. Essenzialità: sono gli ingredienti del cunto popolare ma sono anche gli elementi costitutivi del teatro di ogni tempo. In scena i musicisti partecipano al racconto interpretando brani della cosiddetta "tradizione dei barbieri".
Alberto Nicolino
Ha frequentato
la scuola del Teatro del Sole di Milano. Nel 1988 insieme a Enrico Messina ha
fondato Armamaxa, compagnia che mette in scena: Hruodlandos, libera rotolata
medievale. Realizza: Cunti e tradizioni orali a Camporeale, progetto nel quale,
per tre anni, hanno luogo seminari ed eventi teatrali che coinvolgono giovani
ed anziani della provincia di Palermo. E' responsabile editoriale della collana
I luoghi e la memoria, della etichetta discografica Teatro del Sole di Palermo,
per la quale ha curato la pubblicazione del CD E lu cuntu camina (con registrazioni
di antichi racconti) e sta preparando l'uscita di un disco sulla vita dei minatori
di Sommatino (CL). Nel 2000 produce, mette in scena e interpreta: Kalatrasi
Per cuntare ci vuole un cervello con la collaborazione artistica della Piccola
Compagnia delle Serenate di Bologna e il patrocinio del Comune di Camporeale.
Nel 2002 partecipa a U5 progetto teatrale della Commissione Nazionale Svizzera
dell'Unesco presentato all' Expo 02.
PRESENZE
PERIFERICHE
inizio spettacolo ore 21,00 "dopospettacolo" a cura dei Centri ospiti i luoghi: ingresso €
6,00, ridotti (soci dei Centri ospiti) € 3,00 per informazioni
e prenotazioni: Teatro Due Mondi, via Oberdan 9/a, Faenza, tel. 0546.622999 |