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In
questi anni, in questa fine di secolo, il tempo ci attraversa con la velocità
di uno zapping televisivo; le notizie si rovesciano sui nostri tavoli, e non
riusciamo a impossessarcene, a verificarle, a confrontarle che subito altre
e contrastanti...
Anche il passato ha cambiato aspetto: spesso non è altro che "quello
che ci dicono sia stato". Così vacillano le certezze per gli adulti,
e questo è male, ma... dove sono i punti di riferimento per i bambini,
per gli adolescenti, in un mondo che non riesce a fermarsi mai un momento a
riflettere?
E' per questo, perché è così importante fermarsi e ricordare,
che abbiamo pensato a uno spettacolo sulla memoria, sull'importanza che ha per
l'uomo l'esercizio del ricordare: non come puro esercizio di nostalgie, ma perché
la nostra vita è fatta dalla somma delle nostre esperienze di uomini.
Solo se teniamo bene a mente i pericoli, i rischi, le nefandezze della storia
(lo sfruttamento dell'uomo, il disequilibrio alimentare ed ecologico...) possiamo
sperare di superarle, un giorno.
Possiamo sperare di educare uomini che ne abbiano la voglia e - magari - anche
la forza.
Dal
romanzo di George Orwell
Fin dal titolo di questo spettacolo è esplicito il richiamo al romanzo
omonimo di George Orwell, che narra della rivolta degli animali di una fattoria
contro il padrone. Dopo la vittoria, gli animali si riorganizzano secondo i
principi di fratellanza e egualitarismo, ma ben presto i maiali prendono il
sopravvento e diventano poi in tutto e per tutto uguali al padrone uomo. Imparano
a camminare su due zampe, a dormire in un letto, a cambiare le regole del gioco
durante il gioco. Fino al giorno in cui - agli occhi degli altri animali - perfino
i loro musi si confondono con i volti degli uomini.
Scrivere
per i bambini
Sapere che uno spettacolo sarà visto anche da (molti) bambini. Sapere
che verrà replicato per le scuole.
Questo "sapere" apre alcune questioni, ad esempio, sul tema che decidiamo
di trattare. Ma senza farci condizionare né nella scelta dell'argomento,
né nella realizzazione, cioè nei modi in cui questo tema diventa
teatro.
E questo per diverse ragioni: sia perché oggi i bambini sono sottoposti
a tante e tali sollecitazioni che sono pronti a cogliere sensi anche in presenza
di linguaggi complessi, e spesso con più acume degli adulti (sono quindi
allenati a tradurre codici non propri); sia perché cerchiamo sempre di
realizzare un prodotto che non sia usufruibile solo da una fascia d'età
particolare, ma che al contrario sia leggibile da diverse angolazioni.
Per questo è possibile che al bambino delle elementari resti una trama,
dei personaggi di immediato riconoscimento e, mano a mano che si sale nella
scala delle età, ecco che - questo è un obiettivo - si rivelano
nuovi significati.
Arriviamo quindi al pubblico adulto col racconto di una contemporaneità
dove è certo preoccupante l'invadenza dei media, e dove è urgente
e necessario "autoeducarsi" a leggere il quotidiano per difendersi
dal pericolo di un appiattimento generale, e conservare viva la memoria di quello
che è l'uomo, delle sue contraddizioni, degli errori fatti: solo così
forse sarà possibile arrivare a un domani migliore, più avanti,
nel progresso.
Non una memoria nostalgica, abbiamo detto, ma storica e sociale: ciò
che non va dimenticato è lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, è
la barbarie dello sfruttamento economico e alimentare del 20% dell'umanità
sul restante 80%.
E l'oblio è un rischio evidente in una cultura che a fatica ricorda uomini
e avvenimenti di qualche mese prima.
Ecco allora spiegato questo inizio "monologante", rivolto da un attore
al pubblico ma anche ai compagni. Ecco il telo che si alza sulla favola di Orwell,
ed ecco la scelta di contaminare la storia della repubblica degli animali con
l'invadenza del moloch televisivo (un grande fratello); ecco soprattutto ripetuto
più volte nel corso dello spettacolo il motivo di una speranza: è
possibile non restare prigionieri dei propri errori.
Lo
spettacolo
In scena operano sei attori che si muovono nello spazio totale del teatro per
raccontare cercando di divertire e di dare stimoli. Dire "nello spazio
totale del teatro" significa esattamente che non ci si limita a raccontare
dal palco, ma anche la platea viene utilizzata in funzione narrativa.
Alberto Grilli ha scelto di evocare (e non di descrivere) la natura di questi
uomini-animali, facendo muovere attori che mostrano piccole riproduzioni in
cartapesta di animali e che ne richiamano fisicamente e vocalmente la natura.
La musica è - ancora una volta negli spettacoli del Teatro Due Mondi
- suonata dal vivo.
Un cenno particolare va all'uso delle canzoni, che hanno grande spazio, e che
portano in scena dieci anni di lavoro in cui la compagnia è stata impegnata
in uno studio sulle tecniche del canto popolare.