nuova produzione per ragazzi

NOTE

Un amico mi ha detto: perché non rileggi CUORE, perché non ne fate uno spettacolo per ragazzi?
L'ho fatto ed ? cominciato un viaggio nella memoria guidato dalle parole di un testo che ho scoperto aver letto e riletto, da ragazzo.
Sono riaffiorate emozioni e paesaggi, personaggi e parole che mi hanno cresciuto.
La classe di quella lontana Scuola ha riaperto le porte a un mondo di studenti e insegnanti e ha fatto irruzione nel nostro teatro.

Così inizia lo spettacolo: ragazzi al ritmo dell'Inno di Garibaldi entrano in classe e comincia il racconto dell'anno scolastico, riassunto ovviamente in un'ora di emozioni rivissute e ritrovate.
Per incanto è come se tutti noi, sia quelli che hanno letto CUORE sia quelli che non l'hanno fatto, già conoscessimo i ragazzi della classe, i piccoli eroi dei racconti mensili, i padri e le madri, i maestri e le maestre.
Abbiamo voluto, io e i miei compagni, muoverci per scarti e improvvise deviazioni, immergerci nella storia italiana e scoprirci attori nel presente, vivere una forte commozione e poi ridere del gioco crudele dell'infanzia, sentirci italiani e nello stesso modo riconoscerci cittadini del mondo.
Abbiamo anche voluto i protagonisti del libro, i compagni di quella lontana classe del 1886, al lavoro con noi.
Così abbiamo costruito i pupazzi che ci fanno compagnia, ragazzi di pezza che come le bambole dei giochi continuamente si trasformano e prendono vita.
Sono innocenti simboli dell'infanzia senza volto, ma ricordano a noi adulti che abbiamo il compito di dare valori, sogni e futuro alle nuove generazioni.
Abbiamo il compito di disegnare sorrisi, commozione e stupore su quei visi.

Vogliamo poter uscire dal teatro convinti che tutto si possa, che non ci si deve arrendere alla perdita di valori importanti e da troppo tempo dimenticati.
Vogliamo, con la poesia della scena, dare il coraggio per affrontare quella poesia crudele e vivida che ? la vita.


Alberto Grilli

In coproduzione con ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione

CUORE
di Edmondo De Amicis

drammaturgia
Gigi Bertoni
con
Tanja Horstmann, Angela Pezzi, Renato Valmori
direzione musicale
Antonella Talamonti
consulenza alle scene e costumi
Lucia Baldini
progetto luci
Marcello D’Agostino
foto
Stefano Tedioli
progetto grafico
Marilena Benini

regia
Alberto Grilli

Cuore di Edmondo De Amicis è un libro che ha accompagnato l'infanzia di intere generazioni con la forza che hanno tutti i prodotti culturali dotati di una connotazione precisa: in questo caso, la manifestazione di un orgoglio. Nazionale. Il Risorgimento si è concluso, fatta l'unità politica occorre fare quella economica e occorre fare, soprattutto, chi trasporterà questa unità nel futuro, l'Italiano.

Il libro racconta, nella forma ingenua del diario di uno degli studenti, Enrico Bottini, un anno di scuola: tutto ciò che entra nell'aula da fuori (la Storia, le vicende familiari, la società del tempo) e tutto ciò che dall'aula spinge per uscire (l'educazione di quelli che saranno gli italiani del futuro). Una educazione di cui si fa carico - al fianco delle famiglie - la scuola pubblica che dovrà dare una lingua e una coscienza a tutti i ragazzi, uguale perché gratuita e obbligatoria per tutti, ricchi e poveri, cattolici e non, settentrionali e meridionali.

Per precisare questo modello di riferimento De Amicis inventaria tutti i caratteri positivi di quello che per lui è il carattere italiano: l'altruismo, la generosità, il coraggio, l'onestà. E' l'Italia giovine della fine dell'Ottocento, è il sogno e la speranza di chi aveva creduto e combattuto per realizzarli.

Nella scuola di oggi, nelle antologie su cui i ragazzi studiano non c'è più spazio per Cuore.
Noi lo riproponiamo quest'anno, mentre si svolgono le manifestazioni per i 150 anni di questa ancor giovine Nazione. Perché sentiamo l'esigenza di riflettere - come si fa in teatro, facendo uno spettacolo che va incontro alla mente e alla sensibilità delle persone - sulle possibili risposte alla domanda: è nato l'italiano? Quante differenze e quante somiglianze ci sono nelle aule di oggi con la classe di Enrico Bottini? I meridionali di ieri sono forse gli immigrati di oggi?

Lo spettacolo è una sorta di lettera ai ragazzi di oggi che si trovano in un'epoca di cambiamento. Cambia la composizione della popolazione e cambiano i valori – almeno questo è quello che appare - che attraversano l'istruzione e l'educazione. Non abbiamo la pretesa che i ragazzi a cui è dedicato questo spettacolo, gli alunni delle scuole elementari e medie inferiori, possano comprendere tutte le implicazioni di un ragionamento complesso, ma ci auguriamo che siano colpiti dai racconti come è successo a noi quando eravamo bambini, racconti che ci siamo portati dentro e che hanno contribuito a formare in noi una coscienza civile e nazionale.

Per questa ragione lo spettacolo si rivolge anche agli educatori, per sollecitarli a cercare di non perdere di vista la centralità del loro compito nello sforzo di creare una Nazione adulta, aperta al naturale cambiamento, solidale verso i più deboli. E, comunque la pensino, a non confondere valori e politica.

 

leggi informazioni dettagliate