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"A"
- rivista anarchica , Cristina Valenti, maggio 2007
Come riproporre
il teatro di Brecht oggi? Un'impresa di cui non avvertiamo la portata
finché non ce n'è offerto un esempio. E l'esempio ci è
dato dalla Santa Giovanna dei Macelli realizzata dal Teatro Due
Mondi di Faenza, per la regia di Alberto Grilli. Uno spettacolo controcorrente,
che evita di compiacere le attese del pubblico, anche conquistandolo
ed emozionandolo con la bellezza indiscutibile di una costruzione scenica
perfetta e con la bravura di un gruppo di attori eccellenti singolarmente
e straordinari nell'orchestrazione corale delle partiture fisiche e
vocali.
Uno spettacolo di cui non si dimenticheranno alcune scene in particolare:
l'avanzata degli operai delle fabbriche di carne in scatola, al canto
de L'Inno dei pezzenti, stilizzati nell'essenzialità dei
costumi (guanti e grembiule di lucidissima plastica rossa) e fissati
in tableaux vivant che scandiscono coreografie di movimenti dal
forte sapore espressionista; il sogno di Giovanna Dark, che già
sente vacillare il suo tentativo di mediare fra gli operai senza lavoro
e il ricco proprietario delle fabbriche Mauler, e si vede alla testa
di un corteo di scioperanti, che trascina dietro di sé insieme
a drappi-bandiera che si srotolano lunghissimi avvolgendo la scena di
uno schermo bianco velato, mentre il corteo procede al canto di Figli
dell'officina; la nevicata che avvolge l'ultima avanzata di Giovanna
nel gelo, fra velari illuminati di fiocchi di luce. E non si dimenticheranno
le pitture a tinte contrastanti dei personaggi, tratteggiati fra linee
comico-grottesche e sfumature drammatiche, tutti fortemente simbolici
delle dinamiche sociali che sono chiamati a rappresentare, come voleva
Brecht, eppure capaci di toccare, a tratti, la profondità e la
grandezza delle figure tragiche greche o dei tiranni shakespeariani,
così come il buffonesco patafisico di Jarry o l'espressionismo
veemente e allusivo delle figurazioni agit-prop.
Eppure, anche i momenti di maggiore impatto emotivo risultano in questo
spettacolo distanziati e raggelati, chiamando in causa la presa di coscienza
e l'attività critica dello spettatore, prima che i suoi sentimenti,
e ritrovando in questo senso un'attualità affatto originale della
lezione epica brechtiana.
Ma in che cosa consiste l'inattualità di questo lavoro? È
indubbio che la scena contemporanea stia conoscendo negli ultimi anni
un rinnovato interesse per i temi di impegno etico e civile. In particolare
nelle forme del teatro dei narratori, che giustamente sono stati definiti
i nuovi performer epici. I narratori non dissimulano la loro identità
autorale sulla scena, parlando in prima persona allo spettatore-interlocutore
di temi sociali e civili, con intento di documentazione e denuncia.
Un io epico che, erede della rottura delle forme classiche del dramma,
trova nella narrazione la possibilità di raccontare il dramma
contemporaneo al di fuori della forma drammatica.
Nel teatro brechtiano la forma del dramma resta, nel tessuto dialogico
e nello sviluppo dei quadri scenici, attraverso i quali si dipana una
trama assai complessa di vicende e ricca di personaggi, ma la forma
drammatica è anche messa in crisi nel momento in cui se ne svelano
la convenzione e l'artificialità attraverso il ricorso a mezzi
espressivi antinaturalistici, che rompono la quarta parete chiamando
in causa costantemente lo spazio-tempo condiviso da attori e spettatori:
canzoni, elementi narrativi affidati a cartelli o a brani didascalici,
recitazione "straniata" in terza persona.
Di tutti questi elementi lo spettacolo dei Due Mondi dà una lettura
fedele e originale al tempo stesso. Fedele in quanto rispettosa dell'impianto
"scientifico" del teatro brechtiano, che si propone di indagare
i meccanismi della crisi economica svelando come i processi di formazione
del profitto ieri (nel 1929) e oggi (in epoca di globalizzazione) siano
sostanzialmente simili. Ma è anche una lettura originale, in
quanto ritrova i corrispettivi del teatro brechtiano e delle sue intenzioni
negli esiti e nelle modalità del lavoro pluridecennale che gli
attori della compagnia stanno portando avanti sulla scrittura scenica,
la drammaturgia attorica, il canto e i "parlati intonati".
Il lavoro sul grottesco accompagna il Teatro Due Mondi come una sorta
di cifra originaria fin dal loro Ubu Re patafisico e pacifista
(1988). Le scene corali sono in qualche modo sviluppo delle parate degli
spettacoli di strada (Fiesta, Oriente) e così un certo
gusto per il simbolismo dei materiali scenici e l'uso narrativo degli
oggetti. Le canzoni, tratto fondamentale del teatro brechtiano, caratterizzano
da anni anche il lavoro della compagnia, che si è costruita un
ricco repertorio di canti popolari e di lotta (del canzoniere anarchico
in primo luogo), ma soprattutto ha raggiunto una competenza professionale
straordinaria, sotto la guida di Antonella Talamonti (collaboratrice
di Giovanna Marini), che per Santa Giovanna ha composto le musiche
originali delle canzoni brechtiane e gli adattamenti dei canti anarchici
della tradizione.
Su tutto questo si innesta il lavoro più propriamente riferito
alla lettura brechtiana. Sui due paraventi che chiudono la scena, ricordando
il profilo di una grande città, a un capo e all'altro del corridoio
nel quale si sviluppa l'azione, stretta fra le due gradinate degli spettatori,
sono affissi titoli di giornali contemporanei: crack finanziari, nuove
povertà, licenziamenti e lavoro precario. Una scelta che ben
esemplifica il modo di lavorare del Teatro Due Mondi sul doppio binario
della fedeltà al dettato e all'impianto brechtiano e dell'attualizzazione
del testo.
In una famosa messa in scena del 1970, Strehler aveva scelto di chiudere
la scena a ferro di cavallo fra i portici metallici dei macelli, utilizzando
come sottofondo il rumore costante della fabbrica, a significare uno
scenario di scannamento totale e continuo operato per il profitto indifferentemente
sugli animali e sugli uomini. Nello spettacolo dei Due Mondi lo scenario
di fondo si allarga dalla fabbrica e pervade la società, il sistema
economico e quello dell'informazione. Gli spettatori seduti ai lati
dello spazio scenico sembrano far parte in certi momenti degli operai
in sciopero davanti alle fabbriche, in altri momenti degli azionisti
della borsa bestiame, o sono comunque testimoni della storia che scorre
davanti a loro e che i titoli dei giornali raccontano, tappezzando i
profili della città ai due lati e sottraendo alla vista gli scenari
reali ai quali l'informazione si sostituisce: i luoghi dove si producono
le ricchezze materiali e immateriali (le fabbriche, la borsa) coi loro
contraltari di povertà e sfruttamento.
Alla fine, gli spettatori sono materialmente sollevati dalle loro panche
e disposti al centro dello spazio su file parallele, gli sguardi non
si incrociano più, rivolgendosi tutti a uno stesso punto, come
in chiesa, come davanti alla televisione, per assistere alla santificazione
di Giovanna da parte di chi l'ha resa vittima predestinata del gioco
dei grandi poteri. Blandita dalle promesse del padronato, uscita dall'Esercito
della Salvezza per stare a fianco degli operai, capace infine di pronunciare
un doppio no: ai soldi del ricco Mauler che sanerebbero le finanze del
suo gruppo, e alle derive violente delle lotte operaie, si è
sottratta al suo compito di staffetta e ha contribuito così a
far precipitare gli eventi verso il fallimento dello sciopero generale
e verso la sua propria morte per freddo, nel gelo di una nevicata profondamente
simbolica.
Statuaria come un'immagine di santa, Giovanna è introdotta su
una portantina e issata su un grottesco altare, mentre attorno si leva
l'Osanna del coro ("Concedi ricchezza al ricco! Osanna! / Ed anche
virtù! Osanna! / Dài a chi ha ! Osanna! Dagli il potere
e la città ! Osanna
") che non riesce però a
coprire le ultime parole di Giovanna, santa dei macelli, sacrificata
sull'altare del profitto garantito per pochi e della religione buona
per tutti:
Perché
c'è un abisso tra l'alto e il basso, più grande
di quello che c'è tra l'Himalaia e il mare
e quello che in alto accade
in basso lo si ignora,
e in alto non si sa che cosa avviene in basso
IL gazzettino
online : il quotidiano del nordest, Nico Nanni, 19 Settembre 2006
SANTA GIOVANNA DEI MACELLI
Pordenone
Ogni volta che viene riproposto un testo di Bertolt Brecht c'è
qualcuno che definisce ormai "vecchio" quel teatro. Su alcune
impostazioni si può discutere, ma poi, vedendolo o rivedendolo
si rimane stupiti dalla sua sorprendente attualità. È
il caso di "Santa Giovanna dei Macelli", che Teatro Due Mondi
ha presentato per "L'Arlecchino Errante" nel capitolo dedicato
ai "Conflitti". Il testo - scritto da Brecht (del quale ricorre
il 50. anniversario della morte) nel 1930 e che attraverso la vicenda
del capitalista Mauler e dell'ingenua Giovanna Dark (un nome, un programma),
volontaria dell'Esercito della Salvezza, che vuol conciliare ciò
che l'autore ritiene inconciliabile, ovvero i "ricchi" e i
"poveri" - racconta della "grande crisi" del 1929
in America, dei maneggi dei finanzieri e della soluzione da questi adottata
per sopravvivere: chiudere la fabbriche (nel caso specifico i macelli
di Mauler) con conseguente disoccupazione e povertà.Ciò
che Giovanna non accetta è non solo che i padroni non tengano
conto dei problemi dei lavoratori, ma anche che questi trasformino la
loro legittima protesta in violenza. Una posizione utopistica, sembra
dire Brecht, senza speranza. Il regista Alberto Grilli ha asciugato
il testo, ha dato vita a uno spettacolo serrato dove il pubblico è
"dentro" la scena, sorretto da una buona compagnia nella quale
spicca l'intensa Giovanna di Angela Pezzi, con una bella "colonna
sonora" dal vivo, nella quale si mescolano canti della tradizione
popolare e religiosa.L'attualità, già insita nel testo,
viene ribadita dai titoli di giornali che ricoprono le strutture che
delimitano la scena: ma siamo proprio sicuri che gli anche recenti scandali
finanziari italiani e le tragiche condizioni di vita di tanta parte
del mondo non dipendano dai "giochi" che sembrano piacere
tanto a quanti si occupano di finanza?
L'Informazione,
Parma, Maria Cristina Bonati, 1 aprile 2006
Incisiva
"Santa Giovanna dei macelli" al Parco
IL POTERE BACIA IL SANGUE NEL MONDO SENZA GIUSTIZIA
Effettivamente
"c'è un abisso tra l'alto e il basso; e ci sono due lingue
e due misure". Inutile dunque cercare una giustizia comune: troppo
profondo il divario tra i due mondi. Santa Giovanna dei Macelli di Bertold
Brecht è un testo che non conosce mezze misure e chiede di scegliere
da che parte stare. Giovedì Teatro al Parco ha ospitato l'allestimento
prodotto da ERT e Teatro Due Mondi con la regia di Alberto Grilli alla
presenza di un pubblico disposto ai due lati della scena. Due alti paraventi
sconnessi mostrano in disordine titoli di giornale che elencano cifre
e notizie sulle crisi delle multinazionali e sull'imperante potere dei
più forti: crack finanziari, stipendi ridotti, licenziamenti,
scioperi. Santa Giovanna dei Macelli racconta della grande crisi economica
del 1929 a Chicago attraverso le vicende dei poveri e sfruttati operai
alla prese con le scelte economiche del ricco Mauler, proprietario di
fabbriche per l'inscatolamento della carne; il re dei macellai, il signore
della carne, specchia i suoi giochi finanziari nella coscienza limpida
ed utopica di Giovanna Dark. All'imponente progetto originario di Brecht
che prevede un organico eccezionale e molte ore di spettacolo, la regia
di Grilli contrappone una versione semplificata, efficace ed intelligente
del testo, che ne conserva le linee drammaturgiche generali aggiungendo
alcuni aspetti che legano la vicenda alla contemporaneità. Rimangono
visibili alcuni codici estetici ben precisi come l'utilizzo della musica
dal vivo cantata dagli stessi attori e gli abiti sospesi tra gli anni
'50 e la contemporaneità. Nero e rosso i colori prevalenti a
rimbalzarsi il costante legame tra potere e sangue. Lo spettacolo scorre
seguendo un ritmo preciso e determinato che mantiene la forma didascalica
e si avvale di momenti coreografici di gruppo incisivi e ben costruiti.
Il suono della tromba si fonde alle voci che cantano salmodie e melodie
eterne come le parole di Mauler, già sentite e sempre esistite
sotto le diverse spoglie del potere. Alleluia, Gloria, Kirie e Stabat
Mater sottolineano la sacralità di un contrasto eterno che arriva
a crocifiggere la sconfitta Giovanna. In fondo, il contrasto in scena
è antico quanto la storia del mondo, quanto le parole fissate
in una preghiera. La musica si serve anche di canti popolari e di protesta
disegnando così luoghi, azioni e situazioni. Santa Giovanna dei
Macelli è attualissimo, messo in scena con rara maestria e partecipazione.
Al termine dello spettacolo, la disposizione in sala si rivolta ed il
pubblico si dispone verso il potere celebrato in preghiera al trionfante
Mauler.
Ad ognuno il suo dio
SETTE SERE,
Sandro Bassi, 3 dicembre 2005
Brividi
ai Due Mondi
Bel pugno
nello stomaco, non c'è che dire, per uno dei capolavori di Brecht
magistralmente portato in scena dai Due Mondi. Un pugno nello stomaco
fedele alla violenza espressionista del testo originale, composto nel
1930, ambientato in una Chicago sconvolta dalla crisi del '29 (
).
Dramma senza lieto fine e senza speranza, si avvale di un testo erudissimo
in cui sono inseriti cori e inni che accrescono l'atmosfera surreale.
La recitazione dei Due Mondi, carica di pathos fino ad arrivare, in
certi tratti, ad una fosca aggressività, è semplicemente
da pelle d'oca. Bravissimi i due protagonisti (il cinico Mauler è
Renato Valmori e l'idealista Giovanna è Angela Pezzi), ma gli
altri non sono da meno. Le musiche originali e la preziosa direzione
musicale di Antonella Talamonti risultano determinanti per la resa del
testo e costituiscono una riuscita novità nella storia dei Due
Mondi.
Come se non bastasse la virulenza dei contenuti, lo spettatore viene
anche direttamente coinvolto, sia pur a latere, con alcuni accorgimenti
scenici. Sulla regia (Alberto Grilli), sui costumi, sulle coreografie,
sulle voci (tutte all'altezza del non facile compito), non si può
che rimanere a bocca aperta. Nel merito della scelta di portare in scena
un'opera così, fatti tutti i distinguo per gli oltre settant'anni
passati dal suo concepimento, c'è da dire che per molti versi
appare tutt'altro che datata. E' stato ovviamente necessario un adattamento
(di Gigi Bretoni) e tuttavia La Santa Giovanna dei Macelli rimane -
purtroppo - di sconcertante e quasi profetica attualità.
L'UNITA'
, Massimo Marino , 2 febbraio 2005
(
)
Il capitalista Mauler e l'intellettuale Giovanna, soldatessa dell'Esercito
della Salvezza, si fronteggiano davanti a uno scenario di speculazione,
disoccupazione e miseria, in un lavoro dal fortissimo taglio politico,
sicuramente datato, che il Teatro Due Mondi rende coinvolgente ed attuale.
Cori di chiesa o politici, immagini forti, a partire da operai con i
grembiuli e i guanti rosso sangue, azioni molto fisiche a stretto contatto
con un pubblico disposto su due gradinate fanno viva, palpitante, vicina,
la storia.
Ma anche la scarna scenografia ci precipita nel nostro tempo: due costruzioni,
simili a scorci di città o di fabbrica, di giornali che titolano
sulla fame nel mondo, sul "Parmacrack", sulla globalizzazione,
ci riportano alle crisi dei nostri giorni. Vari flash avvicineranno
all'Africa sfruttata all'osso, alle speculazioni nostrane, al dominio
di allora e di oggi della menzogna mediatica, capace di trasformare
la ragione in torto, la ribellione in delitto.
Alla riuscita contribuiscono attori di grande intensità: prima
fra tutti la Giovanna dall'aspetto di dimessa catechista di Angela Pezzi,
che percorre una via crucis di presa di coscienza del male del mondo
attraverso errori e dubbi; poi il grottesco Mauler di Renato Valmori,
mascherato con pancia posticcia, cilindro e un paio di mustacchi. Ma
tutti gli interpreti si offrono con grande generosità, comunicativa
ed entusiasmo al pubblico, in quasi due ore di uno spettacolo ricco
di sorprese, che non annoia mai.
GAZZETTA
DI MODENA , Andrea Marcheselli , 6 febbraio 2005
(
)
Dramma-manifesto contro le perversioni della logica del profitto, "Santa
Giovanna dei macelli" è stato come rivitalizzato da un interessante
allestimento del faentino Teatro Due Mondi (
): lo spettacolo (
)
cerca di recuperare i ritmi, lo spirito del teatro di strada cui si
lega la tradizione della compagnia romagnola, attraverso una partitura
che prevede momenti coreografici collettivi, musiche, canti, e un coinvolgimento
pressoché diretto del pubblico. Il tono didascalico è
conservato, ma senza essere mai pedante o sentenzioso, alla stregua,
potremmo dire, di un fumettone di forte impatto comunicativo. La lucidità
della visione brechtiana emerge, in tal modo, compiutamente, e la compattezza,
i sincronismi dell'interpretazione rendono efficace un messaggio che
rischierebbe, al contrario, di apparire tedioso. I lunghi applausi del
pubblico sono stati il più lusinghiero riconoscimento per un
lavoro architettato con sagace immediatezza comunicativa.