DA PARTE A PARTE
ritagli di padre




di e con Filippo Plancher
In collaborazione con Cecilia Gallotti
Tecnico luci e suono Gianfranco Carta

Assistenza tecnica e logistica
Cantharide, Zola Predosa, Bologna
Teatro Due Mondi, Faenza

Quando il nonno si sedeva a tavola c’era un silenzio...se non iniziava lui, nessuno osava mangiare e guai ad alzare gli occhi dal piatto! Tempi lenti e massicci. Ora, tempi liquidi, la parola chiave è libertà. Tra grandi, ma anche tra grandi e piccoli. Adesso, modi di essere padre ce n’è un’infinità.

I grandi si inventano la vita un giorno sì e l’altro pure, poi magari si dividono, e va bene. Perchè sono in due. Uno da una parte e l’altro dall’altra. Ma i piccoli? Come si dividono quelli? Mezzo a te e mezzo a me? Allora si fa finta di non vedere, di non sentire, di non capire. Tanto poi passa, ci si abitua, tanto siamo in buona compagnia. Anzi! Non si tratta di dividere, macchè dividi. Si raddoppia!! Due case, due pigiami, due televisori, due spazzolini, due indirizzi, quante agende? E il padre diventa il compagno di giochi della domenica, l’organizzatore di gite mirabolanti, il pizzaiolo del sabato, il cinema del mercoledì pomeriggio, l’autista nei giorni di pioggia..., abbasso le pantofole e il giornale, addio amici del bar, sono un papà... ipermoderno! Ci vediamo quando lo riporto da sua madre!


vorrei guardare nel buio degli occhi gesti di tutti i giorni
ricordare silenzi e respiri
conservare giorni noiosi
vorrei la certezza dei campi coltivati a frumento
la consapevolezza dei giacimenti
la forza delle formiche
la pazienza dei ragni
ma sì, anche la fortuna delle coccinelle
vorrei l’onnipotenza di un figlio appena nato
la santità di mia nonna
l’abilità dei marinai
l’autonomia delle stagioni


Da parte a parte è uno spazio nel tempo dove il dolore per la separazione dal figlio trapassa e viene accolto, dove anche la tragedia è contemplata, forse per evitarla. Su questa Terra di mezzo, la scena, abitano personaggi diversi, dolci, grotteschi, dalle storie frantumate, ritagli di padri insieme ai loro stessi padri e figli, che provano a riprendere il filo della memoria cercando una nuova continuità.

...Non andare papà. Nasconditi dietro la porta! Ho voluto affrontare con il teatro un tema scomodo, di cui tanto si parla, nei libri, nei media, nei tribunali, o peggio nei drammi di cronaca nera. La crisi del padre e dei suoi simboli, la frantumazione dei tempi, la partizione degli affetti... anche se il mito del padre forte e coraggioso, dolce e protettivo, affettuoso e determinato, tutto e il contrario di tutto, ancora resiste nei luoghi del desiderio. Ho giocato ironicamente con i luoghi comuni e cercato di dar voce al dolore, che spesso si nasconde o si nega, in una riflessione teatrale che attinge a racconti di vita vissuta, che è frutto di suggestioni, di poesia. La sfida è ricomporre i pezzi, raccogliere e trasmettere, in una forma che non ha parole d’ordine, ma la voce del padre in carne ed ossa.



Filippo Plancher 3493124372 – filippo.plancher@alice.it – Skype: Plancher.Filippo