domenica 12, Casa del Teatro, ore 17
Al Gran Teatro di Mangiafuoco
spettacolo per ragazzi del Teatro Due Mondi


Il Gran Teatro ha montato le sue tende, manca solo il pubblico. Ma ecco che arrivano i bambini, e Mangiafuoco con i suoi attori esce sulla strada per riceverli, incontrarli, e quindi accompagnarli fin dentro la sala. Tra i bambini, nella confusione, si intrufola Pinocchio. Proprio come nelle pagine di Collodi. Ed è lui stesso che, dialogando con Mangiafuoco, fa partire il sogno che è questa avventura. Lo scenario si sposta in estremo Oriente. Wu Ching-hua è una giovanissima ragazza che è costretta a lavorare nei campi perché il padre è vecchio e malato. Ma in questa Terra una legge proibisce alle giovani donne i lavori di fatica perché il loro compito è fare dei figli che possano diventare contadini e guardie del Governatore tiranno. Per questa ragione viene arrestata. Riesce a fuggire e ad appiccare un incendio che distrugge la prigione. Tutti i contadini vengono chiamati a Palazzo per spegnere le fiamme, e così si incontrano, e discutono tra di loro. Wu Ching-hua li arringa, parla delle condizioni di servitù in cui sono costretti a vivere, e li convince ad organizzarsi per reclamare i loro diritti. Viene progettata una azione simbolica, un assalto al granaio per una ridistribuzione del grano tra tutti. Ecco l’epilogo. Mangiafuoco è di nuovo in scena, e riporta il pubblico fuori dalla storia, lo riaccompagna nella realtà. E tra quel pubblico ora c’è certamente anche Pinocchio.

I tre attori del Gran Teatro accolgono i bambini e gli raccontano la storia della giovane Wu Ching-hua e del Governatore tiranno. Si dividono le parti, si trasformano sotto i loro occhi in contadini, soldati e mercanti. Li circondano, li incitano, gli parlano. E di nuovo, alla fine, escono con loro e li accompagnano fuori. Pinocchio non è in scena, non è personaggio di questa storia. Piuttosto è seduto in platea, è parte di quel pubblico. Pinocchio è diventato il personaggio per antonomasia dell’omologazione, nasce burattino e diventa bambino perché accetta di far parte del sistema di regole che governano la vita reale. Ma Collodi non lo aveva fatto nascere con questo destino, e quando lo spinge nel Gran Teatro di Mangiafuoco è ancora lontano dall’immaginarne l’ingloriosa – a nostro giudizio - fine. Il desiderio di trasformarsi in bambino farà la sua comparsa infatti solo in un secondo tempo, quando in seguito al successo delle prime puntate pubblicate gli fu richiesto di aggiungere nuove avventure e un finale edificante. Quando Pinocchio vende l’abbecedario per comprarsi un biglietto per il teatro, fa un’azione rivoluzionaria. Sceglie un percorso differente. Fa la conoscenza di una realtà differente.

La ricostruzione – che abbiamo voluto - del Gran Teatro di Mangiafuoco è la metafora di un teatro che propone la propria peculiarità di racconto non mediato, non filtrato, peculiarità che rischia di sparire a poco a poco dall’orizzonte delle nuove generazioni. Ma quelli che abbiamo davanti ogni giorno sono bambini nuovi, spettatori nuovi per il teatro, e anche i loro genitori sono genitori nuovi.

E a tutti loro, nonché ai maestri che partecipano così intensamente a costruire la loro visione della realtà, va ricordato e detto che esiste un mondo diverso da quello quotidiano, il mondo fantastico e reale delle storie che ci permettono di capire la realtà, e che vengono narrate dalla voce dei nonni, dei genitori, o dagli attori. Devono sapere che esiste, può esistere, e forse un giorno potranno capire che è necessario e indispensabile che esista, proprio come lo è una foresta.

di Gigi Bertoni
con Monica Camporesi, Maria Regosa, Andrea Valdinocci
regia Alberto Grilli