sabato 13 e domenica 14 marzo, ore 21
metamorfica

''le energie mi hanno attraversata per trasformarmisi nel corpo in segni'
concept, scrittura fisica, testi, corpo e voce Barbara Zanoni
drammaturgia, testi, corpo e voce Vania Bertozzi
light design e direzione tecnica Andrea Mordenti
consulenza musicale e fonica Milco Merloni
Durante le due giornate di programmazione alla Casa del Teatro, Metamorfica ospita la mostra d'arte L'influsso della Dea, con opere di Antonio Caranti ed Heriz Bhody Anam (nel biglietto d'ingresso è compresa la visita alla mostra che resterà aperta dalle ore 20 alle ore 24). L'energia femminile e la centralità della dimensione sacra ancestrale legata ai culti antichi della Dea primeva accomunano le creazioni scelte dai due artisti per questo allestimento e il lavoro di Barbara Zanoni.
Metamorfica è la materia, Metamorfica è la grande Dea Madre, la Terra stessa, è la luna, è l'acqua.
Metamorfosi sono le molte forme che assumono nei loro diversi aspetti che abbracciano l'intero arco della ruota del tempo.
L'alfabeto fisico simbolico del corpo di donna si offre come strumento-canale per comunicare col mistero della vita, per armonizzare l'essere e l'ordine delle cose.
Ai limiti delle sue possibilità il corpo come linguaggio-materia è il media per aprire verso una modalità altra di comunicazione e di condivisione nel suo farsi danza, canto, visione.
Una donna in scena. Due donne in scena.
La donna.
Il quotidiano scorrere degli eventi atroce, banale, sublime si contamina di squarci archetipici.
Accedere alla dimensione senza tempo che restituisce il senso al qui ed ora per farsene portatrici è un'iniziazione.
Se dire, scrivere 'femmina' e 'femminile' già porta l'impronta di un disvalore, connota negativamente ciò che segue nel discorso, queste due umane femmine indagano esattamente questo pregiudizio e le pregiudizievoli conseguenze sulle opportunità della vita da donna, che, oggi, almeno, non sono mai pari.
Queste due donne trovano nel mutamento una via e tentano un equilibrio nell'integrazione del proprio mondo interiore con la vita.
”Come mai non è scritto in nessun libro di storia che è per merito del più importante dato biologico legato alla riproduzione della nostra specie che gli esseri umani hanno potuto fare il primo e decisivo passo evolutivo?
Non è forse noto che noi donne siamo le uniche femmine di una specie terrestre a non avere l'estro?
E' misterioso quanto certo che furono le australopiteche ad abbandonarlo per seguire il ciclo lunare.
Non sta bene parlare di mestruazioni nei libri di storia?
Non sta bene neanche scrivere che da più di 30 anni esistono pubblicazioni di studi e classificazioni di reperti archeologici testati scientificamente che dimostrano il prosperare ininterrotto della nostra specie organizzata in numerose comunità matrilineari assolutamente pacifiche, basate sui principi della cura e del rispetto?
Non sta bene far sapere in giro che per circa 15.000 anni gli umani hanno saputo vivere in armonia tra loro e col pianeta dandosi un sistema cosmogonico in cui il divino non è un concetto trascendente, ma immanente; in cui il sistema mitico-religioso-filosofico-ecologico è un tutt'uno che si manifesta nel vivere quotidiano di ogni persona e non conosce gerarchie di potere, ma solo distribuzione dei compiti e pari dignità tra le sue differenti manifestazioni nell'umano vivere, solidarietà e partecipazione del gruppo alle crisi individuali e alle soluzioni dei conflitti.
Non sta bene affermare che non è vero ciò che da 5.000 anni circa tutti i poteri hanno sempre passato come assioma, homo homini lupus, che l'unico modo di essere umani è vivere secondo il principio della forza e della minaccia dell'uso della forza?
A chi non sta bene?
A queste e molte altre donne e molti uomini, sta benissimo. E a te?”
Dal momento che viene impedito l'accesso alle fonti del sapere e del sentire profondi, ci si allontana dalla coscienza di ciò che siamo essenzialmente come creature umane: la perdita dell'identità personale passa anche per la strumentale perversione concettuale di ciò che biologicamente e culturalmente si riconosce come 'genere'. La perdita identitaria è il preciso presupposto dei clonatori, dei colonizzatori, dei dittatori, di coloro che hanno perso anche la propria umanità a favore dell'interesse e dell'illusione di un esercizio pervertito e involutivo del potere, basato sul principio della sopraffazione.
Difficile nella nostra era negare che la realtà quotidiana ne sia pervasa. Impossibile arrendersi a questa miseria di prospettive.
Possibile è intanto nominare e comunicare le cose nella loro scomoda nudità.
Questo è il nostro lavoro, un primo passo nella direzione.
Barbara Zanoni
NON AVERE RADICI
NON AVERE RADICI
E’ COME
ESSERE UNA TESTA
SENZA LINGUA
§
MI E’ STATA DONATA UNA VOCE
VOCE D’ISTINTO
VOCE D’ ANIMA
VOCE D’INTUITO
VOCE DI VISCERA CAVERNA
VOCE DI PIEDE CHE CALPESTA LA TERRA
VOCE DI TERRA LONTANA
VOCE D’ANIMALI
D’ ALTARI
VOCE FRONDOSA DI LUCI DI OMBRE
VOCE DEL RESPIRO DEL MONDO
§
IO VOGLIO VEDERE I SUONI CHE DA OGNI FOGLIA
SQUASSANO LA NATURA DI FRAGOROSA ARMONIA
IO VOGLIO SENTIRE CON ORECCHIE POSTE MOLTO IN
ALTO I COLORI DEL MONDO
IO VOGLIO DA OGNI DITO, AFFILARE UN SENSO E
TOCCARE L’ANIMA COME FOSSE CROSTA O CORTECCIA
IO VOGLIO APRIRE CON PIEDI DELICATI LE
MALINCONIE DI TUTTI I CANTI
MISURARE CON PASSI LA DISTANZA DI UNA MANCANZA
IO VOGLIO CHINARMI SUL TEMPO, CAVARGLI TUTTO IL
SANGUE, PULIRLO DALLE PAROLE, RIDARGLI I FIUMI,
LE FRONDE
DEL TEMPO VOGLIO CONTARE LE PIETRE, GLI OSSI, LE
COSE DURATURE, I DENTI
E VOGLIO POI FILARLO,IL TEMPO, E FARNE TRAMA,
TESSUTO, RELAZIONE DI FILI, RESISTENTE
INTRECCIO: PROTEZIONE ALLA CADUTA E COPERTA CALDA.
COME REGINA
CADERE
SU UNA TERRA FIORITA
DOPO AVER VISTO MILLE ALI
GIOIRE DI TERRA FIORITA
CAPIRNE IL BATTITO, L’ASSOLUTO,
MA AVER NOSTALGIA DI ALI.
SEMPRE
SEMPRE
SEMPRE
Vania Bertozzi

Caldo
Caldo
il mio sangue
sia versato
e rosso
per due intere lune
tremante di vita
sia raccolto
in calici indifferenti
e denso
per due intere lune
di aborto e di parto
il segno
e del coraggio
integro
sia esposto
al freddo artificiale
e buono
per due intere lune
caldo
il mio sangue
sia
per due intere lune
ho desiderato berne
latte e vino e veleno
e antidoto
puro purificatore
alchimista naturale
ricco miele
ho desiderato nutrirmene
leccarne dalle mie ferite aperte
caldo
il mio sangue
sia
per due intere lune.
Barbara Zanoni
Inverno
Milioni di aghi ghiacciati
sul viso
sulle mani
addosso
sulle labbra
troppo vicino agli occhi
lacrimano
l'inverno desolante
deve arrivareche venga!
Ne attraverseremo
i giorni immobili e bianchi
senza fare rumore
apparentemente
senza dolorequasi addormentati
come orsi
per difenderci dal freddo
ma nelle nebbie ipnotiche
non dissiperò il mio calore
saprò alimentare
la sacra fiamma
che custodisco
al riparo
nelle mie stanze segrete
per due intere lune
uscirò nel vento tagliente
camminerò sprofondando i piedi
nelle terre assiderate
tra i fili d'erba bruciati dal gelo
per due intere lune
sarà viva in me
invisibile e pulsante
anche nel deserto notturno
dei cristalli di neve
che ricoprono i ghiacciai perenni
dove mai il sole
ha potuto scaldare
dove salirò per preparare
me stessa alla danza rituale
là perderò le dita
e dovrò morderle
per sentirle ancora
per sapere se ancora sono carne
solchi mi si apriranno
sulla pelle
scolpiti a lungo
da lacrime incredule
e non potrò guardarmi
per sentire gli occhi ancora
per sapere se ancora sono sguardi
antichi fantasmi
mi verranno a trovare
di cavalli annegati
nei pozzi dei padri
crudeli e impotenti
di maschere di carta soffocanti
e di carezze perdute
dei padri dolci e assassinati
che da lontano
ancora ci guardano
nel tormento aspettare
l'equinozio di Primavera
bruciando le vecchie
e facendo lume a marzo
con grandi fuochi accesi
in mezzo ai campi
e danzando sulle spiagge
attorno ai falò in riva al mare
l'inverno desolante
dovrà allora passare
nelle mie ardenti
segrete stanze
la sacra fiamma viva
continua a bruciare.
Barbara Zanoni
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