sabato 27 marzo, ore 21
di una specie cattiva
studio 05 - un altro passo…
con silvia sassetti
regia andrea fazzini
pre-testo eleonora sarti musiche paolo marzocchi, gianluca gentili, ralph mctell scenografia nicola bruschi disegno luci marcello d’agostino sonorizzazione stefano sasso fonica andrea lambertucci collaborazione coreografica Yumiko Yoshioka voce maschile giulio carinelli voce femminile silvia sassetti montaggio video marco di cosmo supporto tecnico stefano giaroni costumista massimo leonori ombre meri bracalente, lorenzo pennacchietti
in collaborazione con A.M.A.T.,Comune di Macerata (“Ricerche in corso”), Provincia di Macerata (“Festival Terra dei Teatri 2010”), Casa del teatro di Faenza (“Da cosa nasce cosa”)
dell’essere, abbiamo solo i resti
(A. Giacometti)
“di una specie cattiva” è un poema lirico per movimenti lunari e voce ricomposta, ispirato all’universo poetico di Sylvia Plath, e soprattutto al rapporto squilibrato, ferocemente sincero che la scrittrice americana “sopportava” con la propria vita, e più in particolare con la propria maternità.
Ma il riferimento all’universo umano e simbolico della Plath rappresenta anche un transfert artistico ideale per un’indagine sulle dinamiche dell’ispirazione, sulle torture dell’ambizione, sulla complessa inafferrabilità del linguaggio velato, della comunicazione sottile.
Spostare l’obbiettivo dalla falsa ovvietà della “santa madre” legata da amore incondizionato ai propri figli, alla difficile relazione che una donna si sforza di interpretare, di risolvere, di “contrattare” con il proprio corpo in trasformazione, con la propria vita in dipendenza.
Soffermarsi sulle sonorità della vergogna, sui silenzi della rabbia, sulle lontanze della parola – tracciare un percorso in fragile dissoluzione di movimenti colti nel loro tremore interno.
La lavorazione per “di una specie cattiva” inizia nel 2008. Durante i primi due anni sono stati ideati e realizzati diversi studi scenici, i primi in ambienti tipicamente teatrali (il Teatro di San Ginesio – ottobre 2008 - il Teatro Sant’Agostino a L’Aquila – aprile 2009), per poi spostare l’attenzione, gradualmente, verso ambienti meno connotabili teatralmente (Sala La Collegiata ad Amandola – settembre 2009 – e Foro Boario di Villa Potenza (MC) – dicembre 2009).
L’ultimo studio è stato ideato per Modena, a febbraio, presso il Teatro dei Venti, indagando la “prossimità” tra lo spettatore/testimone e la figura isolata in scena.
Quello di Faenza è, in senso stretto, un altro passo verso l’indeterminatezza finale dello spettacolo, che passerà per Macerata il 31 marzo, e debutterà a giugno all’interno del Napoli Fringe Festival.
qualche nota
“per esorcizzare il carattere figurativo, illustrativo, narrativo dell’azione la figura deve essere isolata”
così Deleuze su Bacon
così questa presenza abbandonata dal racconto, in attesa di fuggire, decostruendo la rappresentazione, abitando una zerità, si fa immagine
icona
icona nel senso figurale del termine, vale a dire che è il personaggio che assomiglia sempre più all’attrice, e non il contrario
ci si muove in una dimensione interiore, dunque sproporzionata, monca… irreparabile – che traccia il residuo
di una visione
che come ogni visione non smette
di svanire
di cosa tratta realmente quest’azione scenica è difficile definirlo
Cezanne diceva che il motivo di un’opera d’arte è dato dall’intreccio tra sensazione e ossatura
questo